giovedì 11 luglio 2013

QUALCUNO QUALUNQUE: un'antologia

(questa è un'appendice al post precedente)

Molto gentilmente Alessandra (cfr. nota 1 al post precedente) mi ha prestato il libro di Lanaro. Crainz non ha torto nel dire che si tratta di pagine illuminanti. Le ho passate allo scanner e le trovate qui, lettura piacevole oltre che interessante. Ma mi pare valga la pena di riunire direttamente in un post tutte le citazioni di Guglielmo Giannini che Lanaro riporta in quel capitolo. Giannini è l'apota per eccellenza, il fondatore del movimento dell'Uomo Qualunque
che è stato il temporaneo rifugio di molti ex fascisti nell'immediato secondo dopoguerra e che si può considerare una delle matrici fondamentali della sfiducia nella politica e nel cambiamento per tutta l'età repubblicana. Dice per esempio Giannini (niente note visto che per chi vuole c'è il capitolo integrale):
  • Noi vogliamo vivere tranquilli, non vogliamo agitarci permanentemente come non abbiamo voluto vivere pericolosamente: vogliamo andare a teatro, uscire la sera, recarci in villeggiatura, trovare sigarette, ordinarci un abito nuovo, salire in autobus, non fare la guerra, salutare chi ci pare, non salutare chi non ci pare. Che importa a noi dei vari upp (1) più o meno personalmente probi e tutti egualmente e politicamente parassitari? Ciò che noi chiediamo, noi gente, noi Folla, noi enorme maggioranza della Comunità, noi padroni della Comunità e dello Stato, è che nessuno ci rompa più i coglioni.
  • Il contrabbando non è [...] che un prodotto del dazio, ed è per questo che il contrabbandiere non è generalmente ritenuto un malfattore.
  • Il mendicante è protetto dall'ospizio di mendicità, la prostituta è protetta dagli istituti di rieducazione, il ladro è protetto dall'amministrazione giudiziaria che gli provvede il difensore d'ufficio e lo nutre in carcere, dove, in fondo, lo protegge dalla vendetta del derubato; ma l'uomo libero non è protetto da nessuno.
  • Infischiandosi di tutti [...] si è disonorati [...] e bollati con l'epiteto di attendista, che dovrebbe essere un insulto e che invece costituisce la più vera espressione dell'enorme buon senso della massa.
  • Perché dobbiamo non dico prenderci a fucilate ma solo incomodarci ad uscire di casa in una mattina di domenica per eleggere non un Mosè o un Romolo ma un mediocre personaggio non superiore alla media di ciascuno di noi?
  • Supponiamo che l'Italia dovesse cedere il Veneto alla Jugoslavia, e che la Jugoslavia fosse tanto sciocca da prenderselo. Cosa accadrebbe, per la Folla? Niente. L'autore di libri continuerebbe a vendere i suoi libri nel Veneto, dove i libri jugoslavi non potrebbero esser venduti poiché nessuno saprebbe leggerli. Chi commerciava con Treviso, Udine, Padova, continuerebbe a commerciarvi. Su tutto il territorio ceduto si continuerebbe a fare l'amore, nascerebbero dei bimbi che imparerebbero a parlare italiano con accento veneto, e andrebbero poi a studiare, nelle scuole italiane, delle sciocchezze poco diverse da quelle che studierebbero se il provveditore agli studi dipendesse da Roma anziché da Belgrado.
  • Abbiamo assistito così al dramma d'una grande nazione, come gli Stati Uniti del Nord America, trascinata verso un abisso dalla soppressione della libertà di bere un bicchiere di vino, imposta da una minoranza faziosa; una grande nazione come la Germania precipitata nella rovina per la soppressione della libertà di esprimere un'opinione, imposta da un'altra minoranza ancora più faziosa.
  • Un giorno saltò in mente a un forsennato che la razza era in pericolo e proclamò la necessità di difenderla separando i figli di Caino in compartimenti stagni. Non diversamente avevano errato i forsennati che ritennero in pericolo la salute del popolo americano e vollero difenderlo proibendo a centoventi milioni di uomini, a cui Dio aveva donato l'uva, di bere un sorso di vino.
Conclude Lanaro:
Il padre fondatore del qualunquismo è certo figlio del suo tempo di macerie, e s'immerge in un magma umano dove attecchiscono la stanchezza e la diffidenza verso tutto ciò che richiede disinteresse, o impegno a pro degli altri, o dedizione a un principio, o volontariato sociale. Ma è davvero ristretto il campione umano a cui egli attinge, se il suo periodico «L'uomo qualunque» - uscito per la prima volta il 27 dicembre 1944 - giunge a tirare ottocentomila copie?
Sempre roba vecchia, d'accordo, ma che non sembra poi passata del tutto, anzi: la somiglianza tra questo becerume e quello a cui ci ha abituato tanto paraleghismo recente testimonia chiaramente a sfavore della nostra capacità di cambiare, laddove invece la capacità che altri hanno di essere diversi a distanza, perlomeno, di decenni, mi sembra un fattore di civiltà indiscutibile. E si tratta di disposizioni (faccio fatica a chiamarli idee o pensieri) che a chiunque di noi in qualche occasione per qualche momento possono sembrare sensate, quindi dotate di una forza insinuante non trascurabile e probabilmente pericolosa. Io di prima botta tenderei a considerarne tutto sommato innocui alcuni aspetti. Per esempio: a me Guareschi è sempre piaciuto. Quello familiare soprattutto, ma anche Don Camillo. E mi chiedo: devo preoccuparmi?

(1) la sigla upp sta per «uomini politici professionali»

4 commenti:

  1. Temo l'apota che è in me.

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  2. Sì, il riferimento è alla tristemente famosa proposta di Prezzolini di non schierarsi contro il fascismo per non fare la figura degli ingenui idealisti e apparire più disincantati e fighi. La faccenda è ampiamente discussa nel pallosissimo post precedente

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